Welfare aziendale: Parmacotto Group, l’azienda dove la Risorsa Umana è il valore aggiunto.

Il progetto “Connessioni” per il benessere dei lavoratori.

Chi ha imparato a conoscere il mio pensiero attraverso ciò che vado scrivendo, saprà quanto abbia sempre sostenuto la preziosità delle Risorse Umane nei luoghi di lavoro, di ogni ordine e grado e quanto stimi menti illuminate che dai vertici di tali aziende/ditte e più genericamente luoghi di lavoro, siano coscienti che quanto più il dipendente si sente apprezzato, considerato, riconosciuto, più la qualità del prodotto si eleva, più le qualità personali riescono a intrecciarsi con quelle degli altri per lavorare ad un unico obbiettivo, più la competizione abbassa i livelli e si trasforma in corsa al miglioramento, dove una critica non è un attacco personale, ma un momento di presa di coscienza.
La storia dell’imprenditoria italiana qualche perla ce l’ha regalata, non dimentichiamo Adriano Olivetti o Luisa Spagnoli. Ai giorni nostri secondo il sito www.assidai.it “il welfare aziendale – inteso come quell’insieme di benefit e servizi forniti da un’azienda ai propri dipendenti (e talvolta anche ai loro familiari) come forma integrativa della normale retribuzione monetaria – è diffuso in oltre il 50% delle aziende: una realtà sempre più solida, dunque, che affonda le proprie radici nel Decreto Interministeriale del 25 marzo 2016. Quest’ultimo disciplina infatti l’erogazione dei premi di risultato, la partecipazione agli utili di impresa con tassazione agevolata e prevede misure di welfare aziendale. Sempre questo
Decreto prevede che il deposito dei contratti aziendali e territoriali di secondo livello deve avvenire esclusivamente in modalità telematica, senza recarsi cioè presso gli Uffici Territoriali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in modo che le prassi delle singole imprese vengano monitorate e controllate con la dovuta attenzione”.
La percezione popolare al contrario non sembra allinearsi esattamente a questo report. Poi capita invece di incrociare la strada, felice direi, di alcune Aziende esemplari in questo senso. É il caso di Parmacotto Group, azienda alimentare leader del settore a livello internazionale che ha sede a Parma e i cui valori sono: Qualità, Passione, Esperienza.
È la mia strada ad essersi incrociata con la sua, attratta dal progetto “Connessioni”. Progetto che, come la punta di un iceberg, mi ha permesso di scoprire un percorso di qualità e non solo nel prodotto al consumatore, ma nella consapevolezza del valore del proprio personale. “Connessioni” vuol dire welfare, vuol dire benessere, vuol dire attenzione. Io ne ho parlato proprio con il Direttore Qualità e Risorse Umane di Parmacotto Group, Doriana Sena, alla quale ho chiesto prima di tutto quali sono le caratteristiche: “Connessioni è un progetto che nasce in collaborazione con l’Università di Parma. É un progetto rivolto alle famiglie dei nostri dipendenti, soprattutto famiglie con figli in età scolare, dai 6 ai 18 anni. È nato a seguito delle problematiche che la pandemia ha prodotto, oltre la consapevolezza medica
dell’aggressività del virus. Piuttosto registrando quei tanti malesseri interiori che hanno colpito tante persone, in particolare i giovani. Un disagio provocato dal lungo isolamento, dall’allontanamento fisico, dall’impossibilità di socializzare, neppure sui banchi di scuola, il non poter scaricare le proprie energie nello sport e altro ancora. Da qui il progetto “Connessioni” proprio per creare ‘connessioni’, condivisioni, riflessioni. Quindi l’obbiettivo era questo e nasce appunto come momento di condivisione, di riflessione con le nostre famiglie”.
Qual è stata la risposta dei vostri dipendenti, quale feedback specifico avete ricevuto?
“All’inizio noi stessi eravamo non scettici, ma curiosi di capire se questo progetto, che abbiamo subito valutato molto importante, fosse colto nel giusto modo, perché effettivamente è un’iniziativa un po’ diversa da ciò che in genere si può scegliere di fare come welfare. In realtà abbiamo ricevuto delle risposte molto positive, abbiamo raccolto dei feedback positivi non solo dai nostri dipendenti che hanno figli (il progetto l’abbiamo aperto a tutti quelli che volevano partecipare e quindi anche ai ragazzi più giovani, 25/30enni che ugualmente si sono rivisti in alcune situazioni e hanno potuto cogliere alcuni spunti di riflessione, ma anche i nostri dipendenti più avanti con l’età, che magari sono già nonni e hanno potuto approfondire alcuni aspetti. Sì il progetto è stato trasversale e apprezzato da tutti”. Da quanto tempo Parmacotto Group ha dimostrato questo tipo di sensibilità e perché?
“In realtà dal 2015, da quando l’azienda è ripartita con un processo virtuoso di revisione valoriale del proprio brand ha avuto ben chiaro come le persone fossero la sua forza. La nostra è un’azienda alimentare, produciamo alimenti sicuri per i nostri consumatori. Io stessa nel mio ruolo di Direttore Qualità e Risorse Umane, so perfettamente quanto è importante coinvolgere tutti i colleghi che lavorano nella nostra supply chain”.
Perciò è d’accordo che più il dipendente è sereno nel suo ambiente lavorativo, più è spinto a rendere al meglio?
“Assolutamente sì, ancor più in un’azienda alimentare dove è molto importante che ogni operatore sia cosciente di quanto la sua sensibilità incida nel processo produttivo, proprio perché è il primo ad “avere in mano” il prodotto. Ciascuno deve sentirsi coinvolto, partecipe, protagonista e consapevole dei valori dell’azienda”.
Questo fidelizza anche l’operatore stesso nei riguardi dell’azienda.
“Certo, consideri che noi abbiamo tra i nostri dipendenti anche nonni e nonne che quest’anno festeggiano 30anni di operatività presso di noi. Sicuramente ci sono anche competenze nuove e questo ci permette di dare spazio ai giovani. Ma le competenze che sono rimaste restano un bel connubio tra la cultura, l’esperienza e la curiosità e la freschezza dei giovani. È una ricchezza!”.
Il vostro esempio è stato di aiuto in altri contesti?
“Ci stiamo lavorando nel senso che abbiamo ricevuto tantissimi complimenti e tantissime dimostrazioni di interesse da parte di chiunque viene a conoscenza del nostro progetto. Ne abbiamo parlato anche con le istituzioni, con la scuola, con altre aziende ed effettivamente il format è molto apprezzato non soltanto come contenuti”.

di Patrizia Santini


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