IL GRANDE GIORNO di MASSIMO VENIER

Dopo la prima settimana al Cinema

“Dopo ogni fine c’è sempre un nuovo inizio”, parola di don Ciccio (Francesco Brandi). E un matrimonio non è forse un nuovo inizio? Quello al centro di “Il grande giorno” – il film di Natale 2022 di Aldo, Giovanni e Giacomo per la regia di Massimo Venier – è un matrimonio in grande stile, almeno nei desideri di Giovanni, il papà della sposa. Desideri che non hanno fatto i conti con il ciclone Aldo (Aldo Baglio), il nuovo compagno della sua ex moglie. Sarà la sua imbranataggine dirompente e naïf – che affascina e ammalia soprattutto le signore – a scoperchiare, infatti, il ‘vaso di Pandora’ di anni di cose non dette e di sentimenti repressi per il rispetto di convenzioni sociali o per il timore di rovinare rapporti ormai consolidati seppur logori ed asfissianti.

Un film che “dura” tre giorni, quelli della festa in una villa esclusiva sul lago di Como per il matrimonio da sogno di Caterina (Margherita Mannino), figlia di Margherita (Lucia Mascino) e Giovanni (Giovanni Storti) sposato in seconde nozze con Valentina (Elena Lietti), ed Elio (Giovanni Anzaldo), figlio di Lietta (Antonella Attili) e Giacomo (Giacomo Poretti), storico socio in affari di Giovanni. Tre giorni per celebrare una fine ma anche tanti nuovi inizi. I toni sono quelli della commedia a cui i tre attori ci hanno ormai abituato ma non solo. C’è spazio per l’introspezione e anche per la malinconia che porta alla consapevolezza che niente è per sempre e che a volte gli addii e le separazioni, seppur dolorosi, quando necessari sono la cosa migliore che possa accadere perché non cancellano il passato e i sentimenti ma aprono nuove possibilità di crescita.

La ricerca del ‘matrimonio perfetto’ diventa l’occasione per ritrovare un po’ di onestà nel rapporto con se stessi, i propri desideri e il rapporto con gli altri oltre che per i due padri – e ovviamente per le rispettive consorti – per fare i conti oltre che con la propria vita, passata e presente, con i legami davvero importanti e con il fatto che i figli sono ormai adulti e in grado di fare in autonomia le proprie scelte anche quando queste divergono dai progetti che i genitori hanno fatto per loro.

A venticinque anni da quello non celebrato di “Tre uomini e una gamba”, il trio torna a confrontarsi con un altro matrimonio. A firmare – replicando il fortunato connubio già sperimentato con “Odio l’estate” – la colonna sonora è Brunori Sas che accompagna con le note di “Figli della borghesia” i momenti topici del film ma anche le fragilità e gli aspetti più umani dei personaggi. Sempre dal mondo della musica è da segnalare un cammeo d’eccezione: quello di Francesco Renga, nei panni di se stesso, ingaggiato da Giovanni per esibirsi al matrimonio. 

Il trio alle prese con il loro settimo lungometraggio dimostra ancora una volta di saper ammaliare il pubblico e riportarlo in sala – mentre il settore arranca ancora nella ripartenza dopo lo stop forzato della pandemia – visto l’ottimo risultato di botteghino dopo solo una settimana dall’uscita del film che si presenta come un appuntamento piacevole e sicuramente consigliato per tutte le età. Un film di Natale che non parla neanche lontanamente del Natale ma che, strappando una risata di gusto, porta sullo schermo la celebrazione della speranza e della fiducia dei nuovi inizi.

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